Primo da tutti, chiedo scusi per i miei sbagli nella scrittura di questo testo, secondo, i miei intenzione sono lontani da una buona fiaba. Il mio nome è Emme, e queste non è il mio racconto, ma io sono parte. Questo neanche è un racconto, e tutti sanno che il mio nome non è Emme. Ma i parole non scivolono per la mia mente.
C’è il terzo giorno di pioggia, la gente non fano nainte, il tempo è quieto, la pioggia ruba il tutto movimento al nostro mondo. Lei, quella che passa per la mia mente, anche passa per la strada. La gente guarda il suo corpo sotto l’acqua torrenziale, i suoi capelli sotto goccie freddi, i suoi occhi persi; io cerco la sua vita sotto i capelli torrenziale, la sua anima sotto il corpo fredo, i suoi occhi.
Il suo percorso è freddo come la pioggia. I suoi movimenti quasi non sono movimenti, lei è quasi quieta. Tutto è quasi quieto. E, tra un momento (no so si corto o lungo), lei guarda il cielo con sguardo adusto, tende la mano, e la pioggia cessa. La gente escono dai loro case. E dalla pioggia, solo restano i goccie d’acqua nella strada e il mio ricordo.

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